La teoria ontopsicologica della personalità

Qualche anno fa ho frequentato un corso di criminologia presso l’università La Sapienza di Roma.
Questo corso era incentrato soprattutto sulle diverse teorie che sono state elaborate in merito ad un
interrogativo di fondo che ha sempre richiamato l’attenzione della scienza criminologica (anche
perché, dal punto vista pratico, è dalla risposta a questo interrogativo che discendono le soluzioni
proposte per porre freno al dilagare del fenomeno criminale): criminali si nasce o si diventa? Al
termine del corso, è stato chiesto agli studenti (me compreso) di produrre un elaborato di gruppo
sull’argomento. Poiché il corso era stato molto interessante e aveva stimolato la nostra curiosità, ci
siamo dedicati con passione alla stesura del nostro elaborato di gruppo e alle relative ricerche
bibliografiche, cercando anche di dare una nostra risposta a quell’interrogativo di fondo. Tra le varie
teorie che abbiamo reperito, siamo stati particolarmente colpiti dalla spiegazione offerta da Antonio
Meneghetti
, ed è soprattutto su questa che abbiamo fondato le nostre riflessioni finali. Secondo
l’autore, i fattori sociali ed ambientali (educazione ricevuta, cultura di riferimento, condizioni socio-
economiche di vita, imitazione di modelli distorti, etc.), lungi dal costituire la causa produttiva della
tendenza a delinquere, rappresentano soltanto situazioni di rinforzo alle spinte che si sono già
originate all’interno del contesto familiare a compensazione delle frustrazioni adulte. Ciò significa
che, secondo la scienza ontopsicologica, la causa prima della tendenza a delinquere non va ricercata
né in presunti geni “cattivi” né nel contesto socio-culturale di riferimento del soggetto, bensì nel
nucleo dell’affettività familiare, perché è questo nucleo che determina la struttura della personalità
del soggetto e che, quindi, determina la sua propensione a tenere comportamenti antisociali come
risposta alla frustrazione dell’adulto-madre (così l’autore definisce l’adulto di maggiore riferimento
affettivo per il bambino che non necessariamente corrisponde alla madre in senso biologico): la
necessità compensativa dell’adulto che si traduce in una affettività ipergratificata e preferenziale – si
può spostare, nel bambino, provocando necessità di aggressione e violenza contro il sociale.

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.