“Avatar istiga al suicidio”, così titolava “La Stampa” il 12 gennaio 2010 parlando dell’ultimo film di Cameron. Insomma una sorta di omicidio di se stessi. L’articolo riportava le testimonianze di alcuni spettatori, da chi affermava «Dopo aver visto Avatar ho pensato di suicidarmi» a chi confessava «Quando mi sono svegliato la mattina dopo essere stato al cinema, il mondo mi è apparso grigio. Il mio lavoro, la mia vita, tutto ha perso ogni valore. È tutto così insignificante, è un mondo di morte» oppure «Come una sorta di demonio dentro di te che ti uccide in modo occulto per cui vai a casa e ti senti perso» e via di questo passo.
La Cnn, a cui si riferiva l’articolista, aveva chiaramente denunciato che Avatar istigava al suicidio, proprio perché molti spettatori avevano raccontato di aver avuto pensieri suicidi e depressione dopo la visione del film.
Un’analisi su questo film si trova sul libro “I giovani e l’etica ontica”, in cui l’autore dell’Ontopsicologia – il professor Antonio Meneghetti – scrive: il reale significato di “avatar” in senso storico-filosofico è un concetto universale molto importante, che l’umanità ha sempre avuto e che si può ritrovare nei grandi testi antichi (…) Oggi, però, il computer comincia pian piano a mettersi al posto della vita, cercando di sostituire la realtà: la macchina fa informazione. Progressivamente, attraverso l’epopea e l’idealismo di Avatar, si sta creando un personaggio internettiano che entra nelle situazioni come una sorta di uomo ragno-superman, risolvendo, rispondendo a domande, consigliando, etc. Avatar è il nuovo dio.”
Il “rischio Avatar”: dalla depressione al suicidio
agosto 13, 2011Biografia aggiornata dell’Acc. Prof. Antonio Meneghetti
febbraio 20, 2011La biografia aggiornata è disponibile al seguente link http://www.fondazionemeneghetti.ch/index.php/biografia
La teoria ontopsicologica della personalità
ottobre 6, 2010Qualche anno fa ho frequentato un corso di criminologia presso l’università La Sapienza di Roma.
Questo corso era incentrato soprattutto sulle diverse teorie che sono state elaborate in merito ad un
interrogativo di fondo che ha sempre richiamato l’attenzione della scienza criminologica (anche
perché, dal punto vista pratico, è dalla risposta a questo interrogativo che discendono le soluzioni
proposte per porre freno al dilagare del fenomeno criminale): criminali si nasce o si diventa? Al
termine del corso, è stato chiesto agli studenti (me compreso) di produrre un elaborato di gruppo
sull’argomento. Poiché il corso era stato molto interessante e aveva stimolato la nostra curiosità, ci
siamo dedicati con passione alla stesura del nostro elaborato di gruppo e alle relative ricerche
bibliografiche, cercando anche di dare una nostra risposta a quell’interrogativo di fondo. Tra le varie
teorie che abbiamo reperito, siamo stati particolarmente colpiti dalla spiegazione offerta da Antonio
Meneghetti, ed è soprattutto su questa che abbiamo fondato le nostre riflessioni finali. Secondo
l’autore, i fattori sociali ed ambientali (educazione ricevuta, cultura di riferimento, condizioni socio-
economiche di vita, imitazione di modelli distorti, etc.), lungi dal costituire la causa produttiva della
tendenza a delinquere, rappresentano soltanto situazioni di rinforzo alle spinte che si sono già
originate all’interno del contesto familiare a compensazione delle frustrazioni adulte. Ciò significa
che, secondo la scienza ontopsicologica, la causa prima della tendenza a delinquere non va ricercata
né in presunti geni “cattivi” né nel contesto socio-culturale di riferimento del soggetto, bensì nel
nucleo dell’affettività familiare, perché è questo nucleo che determina la struttura della personalità
del soggetto e che, quindi, determina la sua propensione a tenere comportamenti antisociali come
risposta alla frustrazione dell’adulto-madre (così l’autore definisce l’adulto di maggiore riferimento
affettivo per il bambino che non necessariamente corrisponde alla madre in senso biologico): la
necessità compensativa dell’adulto che si traduce in una affettività ipergratificata e preferenziale – si
può spostare, nel bambino, provocando necessità di aggressione e violenza contro il sociale.
Volere di più se stessi
luglio 14, 2010Inimici hominis domestici eius. “Le cose buone sono sempre state dette, da qualunque fonte”, con questa precisazione Antonio Meneghetti – con riferimento al passo in incipit tratto dalla Bibbia –in un seminario per imprenditori tenuto in Russia nel giugno 2009 sottolineava che è da sempre riconosciuto che “I nemici dell’uomo sono i suoi intimi, i suoi familiari”. Il concetto veniva espresso trattando il tema delle vecchie abitudini psicologiche in cui molto spesso l’imprenditore persiste e che costituiscono in lui la difficoltà al cambiamento. Il problema si pone all’uomo quando vive le relazioni della sua vita con totale riferimento, perdendo il punto della propria identità e diventando oggetto in una determinata situazione. Ciò accade, veniva precisato, anche nelle relazioni tipiche degli amori. Nella conferenza l’autore spiegava – più genericamente – perché spesso l’uomo resta fermo nella fedeltà a ciò che lui crede di essere (la personalità, per cui ognuno si erge a paladino di se stesso: “Io sono fatto così!” e che invece altro non è che un modo – o una serie di modi – imposti e appresi dall’esterno e perpetuati ad oltranza nel corso di tutta la vita – a prescindere dal fatto che corrispondano o meno alla propria indole) e come invece, più o meno radicalmente, sciogliersi dai legacci, guardare se stessi con occhi nuovi e fare della propria vita – o della propria azienda – una creazione continua. Perché un imprenditore avrebbe necessità di predisporsi al cambiamento? Semplicemente perché tutto nella vita, economia inclusa, è sempre in evoluzione, le cose si muovono e chi vuole stare al passo dovrebbe essere pronto a cambiare con le cose che cambiano intorno a lui, un cambiamento impossibile se non si lavora prima sui propri modi comportamentali e di riferimento affettivo. “Distruggete il vecchio uomo che è in voi” è ancora l’autore a citare Cristo, Buddha e i maestri indiani precisando che per vecchio uomo intende il fascio di stereotipi che bloccano l’evolversi della vita dell’uomo. Ma il problema, precisava, non è nell’imparare cose nuove dall’esterno perché “la grande novità è già dentro ogni essere umano”. Apriva dunque una prospettiva: “Bisognerebbe essere dei bambini eterni dentro se stessi, che imparano sempre daccapo la novità della vita. Allora la questione della salute, dell’amicizia, dell’amore, della solitudine sociale, la questione dell’economia, dei soldi, della sicurezza, del benessere, tutto questo non solo sparisce come problema ma viene risolto con risposta in abbondanza”. Tre tipi di difficoltà evidenziati nella conferenza (effetto del karma, il problema dell’ingenuità, la complicità del soggetto a mantenere attiva la difficoltà) e l’invito a fare attenzione a curare ogni piccolo dettaglio, ogni briciola della propria giornata (il miricismo quotidiano) e, rispettando gli altri ed i loro modi, assumersi la responsabilità ed il coraggio di pagare (e non far pagare agli altri intorno) il prezzo del proprio cambiamento. Questo, certo, se si ‘vuole di più se stessi’. (La conferenza è stata inclusa nella raccolta ‘Psicologia Impresariale’ edita dalla FOIL).
Libero arbitrio in merito al settarismo dell’Ontopsicologia
giugno 8, 2010Montesquieu, nel suo testo Lo spirito delle leggi (1748), afferma che l’uomo è capace di tutte le mutazioni, di ogni altezza e di ogni perdizione: pienamente padrone di sé e affidato soltanto alla sua personale responsabilità di fronte al mondo.
L’autore pone l’accento e l’attenzione sul concetto di libero arbitrio, che è un concetto molto importante e che viene ripreso sotto diversi aspetti da Antonio Meneghetti che nel testo la Cinelogia ontopsicologica scrive “(…) il libero arbitrio è una grandissima opportunità, ma è anche un inevitabile rischio. Dal momento che tu sei quello che scegli, ti ritrovi esattamente in coerenza per come hai scelto…(…)…tu sei ciò che scegli.”
Il libero arbitrio in sostanza è la scelta che ciascuno di noi si trova a dover compiere momento per momento nell’arco di tutta la vita: è un sì o un no, è un bianco o un nero, è restare o fuggire, è per me o non è per me, e così via. E’ decidere se dare credito alle baggianate scritte su Occulto Italia in merito all’Ontopsicologia, o se avvicinarsi ad Antonio Meneghetti e capire se realmente è questo guru settario.
Bisogna imparare a scegliere momento per momento secondo la nostra funzionalità, cioè, la domanda da porsi è: quello che sto scegliendo mi rende più grande, più bello, più tutto? Se sì, allora è la scelta giusta, in caso contrario è meglio non muoversi e non fare scelte azzardate che potrebbero condizionare (a volte anche per sempre) la propria evoluzione personale.
Ontopsicologia e mente
aprile 30, 2010In Ontopsicologia si ha evidenza continua che è sempre la nostra psiche ad essere la responsabile di sintomi che si manifestano sia a livello mentale (depressione, ansia fino alla schizofrenia) che fisico (disturbi neurovegetativi, infezioni fino al tumore). Mente e corpo sono due facce della stessa medaglia, cioè di quell’architetto che progetta e costruisce la malattia con un preciso scopo: l’attività psichica. Non è pensabile voler capire un edificio senza l’architetto. Per le peculiari caratteristiche del suo procedere, il metodo ontopsicologico è in grado di intercettare quel specifico progetto che determina quel specifico effetto sintomatico.
Genialità tra filosofia e arte
marzo 25, 2010Il concetto di “genio” è presente in tutta la filosofia.
S. Agostino nel “De Civitate Dei” (libro VIII – 13) definisce il genio come “il talento inventivo o creativo nelle sue manifestazioni più alte” amplificando tale significato a tutte le possibili sfaccettature dello scibile umano.
Solo nel Settecento la nozione di genio viene ristretta al campo artistico. Kant (che presumibilmente si ispira al saggio di Gerard “Essay on Genius”, 1774) definisce genio “il talento di scoprire”. Ma tale definizione si applica per Kant solo all’artista, cioè a colui che sa fare qualcosa, non a colui che conosce e sa molto in senso generale.
Anche per Schopenhauer il concetto di genio è legato al “fatto artistico”, mentre già in precedenza Fichte aggancia la concezione di genio alla filosofia. La creatività del filosofo richiede per Fichte un “oscuro sentimento del vero” e tale sentimento è per l’appunto il presupposto del genio.
L’uomo e la società
febbraio 23, 2010“Società” è un concetto vasto che può assumere, a seconda del contesto, significati diversi, ad es.:
1) insieme di persone che vivono insieme e hanno leggi e istituzioni comuni
2 (nella zoologia) gruppo organizzato che vive in comune
3) associazione di persone che ha un fine comune
4) impresa che svolge un’attività economica
5) unione di due o più persone a scopo commerciale
6) ceto, ambiente elevato
Antonio Meneghetti così spiega il concetto di “società”:
“La società è l’insieme degli individui che si danno delle regole per gestire le relazioni tra ogni singolo componente. Essa è imprescindibile per l’uomo che ne è l’artefice e il costruttore, e con la quale è indissolubilmente collegato in una interazione dinamica continua.
Questo è il punto di relazione tra individuo e società ed è inteso in modo positivo, per consentire la continuità della specie in evoluzione civile.”
Il campo semantico
gennaio 21, 2010E’ la comunicazione base che la vita usa all’interno delle proprie individuazioni.
Trasduttore di forma o informazione senza spostamento di energia.
Trasmette un’informazione, un codice, un’immagine che, quando arriva, struttura in emozione qualunque cosa vivente, comportando una variante emotiva organica.
Non trasferisce energia, ma è con l’energia. L’energia si formalizza nelle immagini. L’immagine è il simbolo che l’energia usa all’interno di se stessa per fare qualsiasi variabile.
approfondimenti sul sito ufficiale dell’Ontopsicologia
Foil Berlino
dicembre 20, 2009Primo atto ufficiale della Foil Berlino è stata la partecipazione ad una fiera studentesca (Einstieg Abi Messe) nell’autunno 2007, per promuovere i propri corsi in programma nel 2008.
L’istruzione su come affrontare la Fiera è arrivata direttamente dal Prof. Antonio Meneghetti: “Lasciate che le tortore trovino da sè la via della sorgente”. Ai nostri dubbi ha chiarito dicendo che non avremmo dovuto fare pubblicità, ma saremmo dovuti rimanere tranquilli, lasciando ogni iniziativa a chi sentiva di ottenere informazioni sull’iniziativa.
Pubblicato da alexia11